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Il conflitto

II conflitto può essere definito come la presenza di assetti motivazionali contrastanti rispetto alla meta. Può essere presente essenzialmente in 3 ambiti: intrapersonale, interpersonale (tra soggetti in reciproca relazione), ed extrapersonale (rispetto ad un coinvolgimento in una situazione esterna). Si possono avere quattro possibilità di conflitto:

  • conflitto tra 2 tendenze apettitive (il soggetto ha 2 obiettivi positivi, ma ne può raggiungere solo1);
  • conflitto tra 1 tendenza appetitiva ed una avversativa (per esempio l’adolescente che cerca-evita la guida dei genitori);
  • conflitto tra due tendenze avversative (esempio un ragazzo che non vuole eseguire un compito e neppure essere punito);
  • conflitto composto da più tendenze appetitive ed avversative (esempio un individuo che svolge una attività e contemporaneamente gli viene proposta un’altra attività, entrambe hanno caratteristiche positive e negative).

Secondo i comportamentismi il conflitto si può definire come l’interferenza reciproca di reazioni tra loro incompatibili. In termini classificatori il conflitto, nell’ambito della psicologia generale, è suddiviso in 3 tipi: emotivo, cognitivo e motorio. II conflitto cognitivo é di stretta pertinenza della psicologia generale. La teoria più nota è quella della Dissonanza Cognitiva di Festinger, secondo il quale l’individuo di fronte al conflitto cognitivo tende a ridurne l’entità. Una indagine svolta dallo studioso ha dimostrato che i soggetti esaminati tendono a ridurre la dissonanza cercando informazioni che sono a conforto della scelta operata.

Beriyne in contrapposizione a quanto sostenuto da Festinger sostiene che l’individuo tenda a ricercare il conflitto. Questa tendenza è dimostrata anche dal suo utilizzo nella pubblicità. Si suole indicare la varietà del conflitto a seconda della direzione delle reazioni presenti. Sono dette reazioni ADIENTI quelle dirette verso una persona e reazioni VITANTI quelle invece che tendono ad allontanarsi. È noto che il conflitto a carico del volto umano è quello di più difficile soluzione per gli individui. Infatti, il volto umano costituisce lo schema più antico e rigido e fortemente condizionante anche circa le aspettative dell’osservatore. Il grado di tolleranza al conflitto fornisce indicazioni circa la struttura di personalità dell’individuo: le persone ansiose o ossessive rivelano una bassa tolleranza alla conflittualità. Nei bambini generalmente si riscontra una minore difficoltà a tollerare la conflittualità derivante da incongruenza percettiva. Infatti nelle prime fasi evolutive dell’individuo sono presenti in numero più limitato gli schemi consolidati.

Un fattore importante del conflitto percettivo è quello legato al livello di adattamento al conflitto stesso. Alcune ricerche hanno dimostrato che la lunga esposizione ad uno stimolo conflittuale comporta una minore capacità di cogliere gli aspetti conflittuali. Va rivelato che il conflitto percettivo presenta diversi livelli dei quali alcuni sono evidenti, altri sono latenti o nascosti: in quest’ultimo caso è richiesta all’osservatore una elaborazione cognitiva molto più articolata. Il conflitto da un punto di vista psicodinamico riceve un grosso impulso a partire dalle osservazioni di Freud e dai suoi studi sulla conflittualità derivante dalle diverse istanze dell’es, io e super-io. A partire da Freud, l’analisi del conflitto ha assunto un ruolo fondamentale nell’individuazione dei conflitti extra personali, e lo si nota dal suo utilizzo nell’ambito delle terapie relazionali. In ambito evolutivo il conflitto è molto presente nell’età adolescenziale, entrando nei processi legati alla ricerca del sé. Un ambito applicativo del conflitto è riscontrabile nell’approccio sistemico che utilizza il conflitto come tecnica terapeutica (prescrizione dei paradossi).

Il TAT (Tematic Apperception Test) di Murray e Morgan mira a rivelare contenuti significativi della personalità, natura dei conflitti, bisogni, reazioni all’ambiente. Esso è composto da 31 tavole presentanti delle scene con uno o più personaggi; le espressioni e le situazioni sono volutamente ambigue in modo da permettere al soggetto di proiettare sul personaggio principale le motivazioni, i bisogni, le emozioni che egli stesso proverebbe in un’analoga situazione. Al soggetto viene presentata una serie di 20 tavole scelte fra le 31 a seconda del sesso e dell’età (alcune tavole sono uguali per tutti); la tavola 16 è bianca e favorisce la proiezione di sé’ poiché la persona viene invitata ad immaginare il disegno; nelle istruzioni si chiede al soggetto di raccontare una storia per ogni tavola, ciò che è accaduto, ciò che accade, come finirà ed i sentimenti dei personaggi. Per essere significative le storie devono avere circa 300 parole. Dopo la somministrazione si chiedono al soggetto chiarimenti e spiegazioni per cercare di sapere da dove egli abbia tratto le sue idee per la storia. Una variante del TAT è il CAT (ChiIdren Apperception Test) di Bellak (3-10 anni). Il test comprende dieci tavole che rappresentano scene di animali, nei quali i bambini s’immedesimano più facilmente in diverse situazioni. Viene chiesto al bambino di raccontare una storia per ogni tavola. II CAT da informazioni sui conflitti, angoscia, meccanismi di difesa, identificazione, rapporti con i genitori ed il livello della maturazione affettiva, specialmente lo sviluppo del super io.

Da appunti su “Psicologo verso la professione”, di Paolo Moderato, Francesco Rovetto.

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