Disturbi alimentari

ANORESSIA Riduzione dell’alimentazione che può giungere fino al rifiuto completo del cibo. Le caratteristiche nucleari del disturbo si riassumono nella presenza di gravi comportamenti autoimposti tesi alla perdita di peso e determinati dalla paura patologica di ingrassare, associati ad alterazioni della sfera endocrina. Il problema centrale dell’a. quindi non è tanto un disturbo alimentare, quanto piuttosto un disturbo complesso che riguarda la visione del proprio corpo e l’utilizzazione perversa che l’anoressica fa del proprio corpo emaciato, esibito con apparente autonomia, ma che invece viene usato come controllo dell’ambiente circostante. Tra i vari tipi di criteri diagnostici, il più recente e completo è quello del DSM-IV-R che si articola nei seguenti punti: 1) rifiuto di mantenere il peso corporeo a livello o al di sopra del peso minimo normale per l’età e l’altezza; 2) intensa paura di ingrassare e diventare obesa, paura patologica assolutamente ingiustificata dalle effettive condizioni ponderali, che non diminuisce con il progressivo diminuire del peso; 3) disturbi dell’immagine corporea con alterazioni della percezione delle dimensioni del proprio corpo che, talora, possono avere caratteristiche deliranti; la paziente afferma di essere normale o grassa anche nella più marcata emaciazione; 4) amenorrea secondaria per almeno 3 mesi consecutivi, oppure presenza di cicli mestruali solo con opportuna terapia. BULIMIA È un disturbo della condotta alimentare caratterizzato dal ripetersi di episodi caratterizzati dall’ingestione di grandi quantità di cibo in un periodo limitato di tempo, spesso accompagnato da alterazioni dell’umore e da condotte finalizzate all’eliminazione del cibo ingerito o alla neutralizzazione del suo effetto sull’incremento ponderale. La b. nervosa è di gran lunga più frequente nel sesso femminile e la percentuale relativa di soggetti maschi è del 10-15%. L’età di esordio più frequente è intorno ai 18 anni, con un intervallo tra i 12 e i 35 anni. Secondo la classificazione del DSM-IV-R il termine bulimia nervosa ha sostituito quello di bulimia a indicare un’intera sindrome di cui la b. fa parte e non più soltanto le caratteristiche sintomatologiche di abbuffata. Solitamente, le crisi avvengono in solitudine e sono precipitate da particolari stati d’animo, come senso di noia, angoscia, ansia, irritabilità, oppure alla vista di cibi particolari considerati proibiti. La quantità di cibo ingerita può essere molto elevata. L’atteggiamento della persona è caratterizzato da una compulsività incontrollabile, con voracità marcata e scarsa attenzione per la qualità del cibo, assunto senza attenzione verso gusto e/o sapore. Sono presenti inoltre forti sentimenti di colpa e di vergogna, con un senso di marcata autosvalutazione, nonché una perdita di controllo sul cibo, ossia la sensazione di non poter smettere di mangiare e di non poter controllarne le modalità. Dopo un certo periodo di persistenza del disturbo, i soggetti riferiscono che gli episodi non sono più caratterizzati da un senso di perdita di controllo, quanto di un’alterazione del controllo, come difficoltà nel resistere all’ingestione o a interromperla una volta iniziata. Altro criterio importante è la ricorrenza di condotte compensatorie inappropriate volte a prevenire un aumento del peso. La tecnica compensatoria più comune è l’induzione del vomito, presente nell’80-90% dei casi. Tale condotta porta un sollievo al senso di disagio fisico e una riduzione della paura di ingrassare.