Come può aiutarmi una persona che non mi conosce?

Lo psicologo certo non è un indovino, né fa letture della corporeità seguendo le teorie che un tempo cercavano di collegare a tratti fisici personalità distinte. La regola generale, se di regola si vuole parlare, dice che lo psicologo può conoscere solo nella misura in cui la persona si rende disponibile e desidera farsi conoscere, raccontando esperienze di vita, proprie riflessioni, blocchi, vissuti, domande, aspettative. Ma perchè poi parlare con uno psicologo sarebbe più efficace che parlare con un amico? Il motivo è che si tratta di relazioni differenti: innanzitutto lo psicologo usa tecniche e modalità sviluppatesi attraverso i vari contributi storici portati da colleghi e ricercatori della “psiche”, che hanno cercato di affinare sempre di più la comprensione dell'essere umano e del suo funzionamento. Lo psicologo ha potuto apprendere queste teorie attraverso un lungo percorso di studi e ,generalmente, ha fatto egli stesso un percorso personale che lo ha portato in prima persona a conoscere e approfondire il suo stesso funzionamento. L'amico dalla sua rappresenta una delle relazioni più importanti e gratificanti che ci siano, e probabilmente tutti hanno sperimentato quanto sia preziosa ed insostituibile la famosa “parola giusta al momento giusto” detta da uno di loro. Purtroppo tutte le buone intenzioni a volte non sono sufficienti, e le problematiche che viviamo non si risolvono comunque.


A questo punto il consulto richiesto ad un professionista potrebbe far ampliare la visuale, sciogliere dei blocchi emotivi, diradare delle difficoltà relazionali, e in generale trovare un modo diverso di vedere e vivere le situazioni che stiamo attraversando. Inoltre rimane comunque egli stesso un essere umano, e con tale bagaglio esperienziale umano è presente alla situazione portata da chi richiede l'incontro. Rimanendo comunque un professionista, iscritto al proprio albo di categoria, e che ha studiato per essere preparato a quell'incontro.